Jimi Hendrix ha cambiato per sempre il modo di suonare la chitarra elettrica. C'è però un piccolo particolare. Non sapeva leggere la musica.
Niente spartiti, niente conservatorio, nessuna formazione musicale tradizionale. Uno dei chitarristi più influenti della storia era sostanzialmente un autodidatta e imparava soprattutto in un modo: ascoltando.
Non significa che Hendrix non conoscesse la musica. Significa quasi l'esatto contrario. La conosceva attraverso un linguaggio diverso.
Prima della chitarra c'era... una scopa
La sua ossessione per lo strumento comincia molto prima di possederne uno. Da ragazzino Hendrix prendeva una scopa e fingeva che fosse una chitarra, seduto sul bordo del letto. Suo padre Al raccontò che spesso, tornando a casa, trovava le setole della scopa sparse vicino al letto: Jimi avrebbe dovuto usarla per pulire la stanza, ma evidentemente aveva altri programmi.
La prima cosa vagamente simile a uno strumento che riuscì ad avere fu un vecchio ukulele con una sola corda. Una corda. Eppure Jimi cominciò a usarla per cercare di riprodurre le melodie che ascoltava.
Curiosità: la chitarra da cinque dollari
Nel 1958 il padre Al comprò finalmente a Jimi una vera chitarra acustica usata. Costò cinque dollari. Hendrix aveva circa quindici anni. Da quel momento praticamente non la lasciò più. È difficile pensare a un investimento più redditizio nella storia della musica rock.Imparare senza uno spartito
Hendrix ascoltava ossessivamente i dischi dei musicisti che amava: B.B. King, Muddy Waters, Howlin' Wolf, Robert Johnson. Ascoltava una frase. Cercava di trovarla sulla chitarra. La sbagliava. La cercava di nuovo. E continuava finché il suono che aveva nelle orecchie non usciva anche dall'amplificatore.
La sua biografia ufficiale sottolinea un paradosso affascinante: proprio il fatto di non saper leggere la musica lo costrinse a concentrarsi ancora di più su quello che sentiva. Il suo spartito erano le sue orecchie. E le allenò per anni.
Una chitarra praticamente sempre addosso
Dire che Hendrix "si esercitava molto" probabilmente non rende l'idea. Le testimonianze di chi lo conobbe raccontano di un ragazzo che viveva praticamente con lo strumento in mano. Portava la chitarra con sé, suonava continuamente e arrivava persino ad addormentarsi con lo strumento. Anni dopo Chas Chandler, l'ex bassista degli Animals che lo scoprì a New York e lo portò a Londra, avrebbe ricordato che Jimi aveva praticamente sempre una chitarra addosso.
Non c'era il segreto. C'erano migliaia e migliaia di ore.
Curiosità: la chitarra al contrario
Hendrix era mancino. Ma molte delle Stratocaster che utilizzava erano normali chitarre per destrimani. Così le girava al contrario e le riaccordava per suonarle da mancino. Questa configurazione non era soltanto estetica: invertire una Stratocaster modificava anche la posizione relativa dei pickup, la lunghezza delle corde rispetto alla paletta e la disposizione dei controlli. Era uno strumento nato per essere suonato in un modo che Hendrix stava letteralmente utilizzando al contrario. Gli altri vedevano una chitarra. Lui vedeva possibilità.Non leggeva la musica. Ma immaginava il suono
È qui che definire Hendrix semplicemente un chitarrista "senza teoria" diventa fuorviante. Hendrix non suonava casualmente. Aveva un'idea estremamente precisa del suono che cercava. Solo che non aveva bisogno di scriverla su un pentagramma.
Il suo vocabolario era fatto di bending, vibrato, fuzz, feedback, distorsione, leva del tremolo, wah-wah, volume e rumore trasformato in musica. Cose che altri chitarristi consideravano problemi — il feedback di un amplificatore, una distorsione estrema, un rumore apparentemente incontrollabile — nelle sue mani diventavano strumenti espressivi. Hendrix non si limitava a suonare la chitarra elettrica. Suonava anche l'amplificatore. E soprattutto ascoltava il suono che aveva nella testa e cercava un modo per farlo esistere nel mondo reale.
Londra, 1966: arriva un alieno
Quando Chas Chandler lo vede suonare a New York nel 1966 capisce immediatamente che davanti a lui c'è qualcosa di diverso. Lo porta a Londra e nasce la Jimi Hendrix Experience, con Noel Redding al basso e Mitch Mitchell alla batteria. Nel giro di pochi mesi Hendrix comincia a lasciare senza parole alcuni dei migliori musicisti britannici.
Non perché sappia leggere uno spartito meglio di loro. Ma perché dalla chitarra tira fuori cose che loro non avevano mai sentito. Feedback controllato. Distorsioni violentissime. Frasi blues trasformate in qualcosa di completamente nuovo. Suona con i denti, dietro la schiena, tra le gambe. Ma sarebbe un errore fermarsi allo spettacolo. Dietro quei gesti c'era un musicista che aveva passato anni a sviluppare un rapporto quasi fisico con il proprio strumento.
Curiosità: Monterey non fu la prima chitarra incendiata
Una delle immagini più famose della storia del rock arriva il 18 giugno 1967, al Monterey International Pop Festival. Alla fine di Wild Thing, Hendrix appoggia la sua Stratocaster sul palco, si inginocchia, versa del liquido infiammabile sulla chitarra, la bacia, poi accende un fiammifero. E le dà fuoco. Ma c'è un dettaglio che spesso viene dimenticato: Hendrix aveva già incendiato una chitarra. Era successo pochi mesi prima, il 31 marzo 1967, durante un concerto all'Astoria di Londra. La chitarra inizialmente non voleva nemmeno prendere fuoco. Quando finalmente le fiamme partirono, la situazione diventò seria abbastanza da richiedere un estintore e Hendrix finì in ospedale con una piccola ustione alla mano. Monterey, quindi, non fu la prima volta. Fu quella che trasformò il gesto in leggenda.Un sacrificio alla chitarra
A Monterey la scena assume quasi l'aspetto di un rituale. Prima di darle fuoco Hendrix bacia la chitarra. Poi si inginocchia davanti allo strumento mentre le fiamme salgono. È spettacolo, naturalmente. Ma guardando quelle immagini è difficile non vedere qualcosa di più.
Per un ragazzo che da bambino aveva finto di suonare una scopa perché non possedeva una chitarra, quello strumento era diventato il centro della sua vita. La cosa che aveva desiderato. La cosa con cui aveva dormito. La cosa che aveva portato ovunque. E infine la cosa che gli aveva permesso di inventare un linguaggio musicale che nessuno gli aveva insegnato.
Quindi studiare non serve?
Assolutamente no. Questa storia non dice che la teoria musicale sia inutile. Sapere leggere, conoscere armonia, scale, accordi e ritmo significa avere strumenti in più. E avere più strumenti è quasi sempre un vantaggio.
Il punto è un altro. La teoria musicale non è la musica. È uno dei modi che abbiamo inventato per comprenderla e comunicarla. Hendrix ne utilizzava soprattutto un altro: l'orecchio. Ascoltava. Imitava. Sperimentava. Sbagliava. Riascoltava. E soprattutto suonava continuamente.
Per questo forse la lezione più interessante di Hendrix non è "non serve studiare". È: non aspettare di sapere tutto prima di cominciare a fare musica.
Se stai imparando adesso e ti senti indietro perché non sai leggere uno spartito, non conosci tutte le scale o non sai dare un nome all'accordo che hai appena trovato, continua a studiare. Ma soprattutto continua a suonare.
Perché Jimi Hendrix non sapeva leggere una nota. Ma sapeva ascoltarla come pochi altri al mondo.