Wembley. Settantamila persone. Freddie Mercury alza un braccio e uno stadio intero risponde. Pochissime persone nella storia della musica hanno avuto un controllo del pubblico paragonabile al suo.

Poi Freddie tornava a casa. E lì il controllo passava completamente nelle zampe di qualcun altro.

Perché uno dei più grandi frontman della storia del rock era anche un gattaro di proporzioni leggendarie.

Benvenuti a Garden Lodge

Negli ultimi anni della sua vita, la casa londinese di Freddie, Garden Lodge, era popolata da una piccola tribù felina. Nel corso degli anni ci furono Tom, Jerry, Tiffany, Oscar, Delilah, Goliath, Miko, Romeo, Lily e altri ancora.

Non erano semplicemente animali domestici. Per Freddie erano famiglia. Il suo assistente personale Peter Freestone ha raccontato che Mercury ebbe una decina di gatti nel corso della vita e che molti erano stati adottati.

E come ogni essere umano convinto di possedere un gatto, Freddie aveva evidentemente frainteso completamente il rapporto gerarchico. La casa era loro. Lui semplicemente ci abitava.

Curiosità: le interurbane ai gatti

Immaginate una tournée dei Queen. Hotel, concerti, migliaia di chilometri, interviste, stadi pieni. Freddie telefona a Londra. Qualcuno risponde. E lui chiede di parlare con... il gatto. Non è una leggenda: Freestone ha raccontato che, quando Mercury chiamava da una tournée, qualcuno prendeva uno dei gatti e lo avvicinava alla cornetta affinché Freddie potesse parlargli e sentirlo miagolare. Potete sempre usare questa storia la prossima volta che qualcuno vi accusa di essere troppo fissati con il vostro animale. "Freddie Mercury faceva le interurbane ai gatti." Fine della discussione.

Una dedica molto... Freddie

Nel 1985 Mercury pubblicò il suo primo album solista, Mr. Bad Guy. E nelle note del disco trovò spazio anche per la sua famiglia felina. Dedicò l'album a Jerry, Tom, Oscar e Tiffany, estendendo poi la dedica agli amanti dei gatti dell'intero universo. Quanto agli altri? Diciamo semplicemente che li invitò, con il tipico garbo di Freddie Mercury, ad arrangiarsi.

Sua Maestà Delilah

Delilah arrivò a Garden Lodge negli anni Ottanta. E divenne la principessa di casa. Freddie la adorava. Tentò perfino di dipingerla, con risultati complicati soprattutto perché convincere un gatto a rimanere immobile mentre lo ritratti è un'impresa che neanche Freddie Mercury poteva vincere.

Alla fine trovò un sistema decisamente più adatto a lui per renderla immortale: le scrisse una canzone.

Delilah finì su Innuendo, l'ultimo album dei Queen pubblicato mentre Freddie era ancora vivo. Una vera canzone d'amore. Solo che la destinataria aveva baffi, artigli e l'abitudine di fare praticamente quello che voleva. Sotheby's, ricostruendo la vita domestica di Mercury in occasione dell'asta degli oggetti di Garden Lodge, ha confermato sia la particolare predilezione per Delilah sia la genesi della canzone.

Il re e la sua corte

Forse è proprio questo contrasto a rendere Freddie così affascinante ancora oggi. L'uomo capace di tenere in pugno Wembley poteva tornare a casa e sciogliersi davanti a un miagolio. La rockstar esagerata, teatrale, gigantesca sul palco aveva un lato domestico sorprendentemente tenero.

E probabilmente i suoi gatti non erano minimamente impressionati dal fatto che avesse scritto Bohemian Rhapsody. Per loro Freddie Mercury era semplicemente quello che dava da mangiare.

E, come ogni proprietario di gatti sa perfettamente, è l'unico curriculum che conta davvero.

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